27 Luglio 2015

L'Unione Europea impone all'Italia l'utilizzo di latte in polvere per produrre formaggi e mozzarelle - Le ultime news

"È vietato detenere, vendere, porre in vendita o mettere altrimenti in commercio o cedere a qualsiasi titolo o utilizzare latte fresco destinato al consumo alimentare diretto o alla preparazione di prodotti caseari al quale sia stato aggiunto latte in polvere o altri latti conservati con qualunque trattamento chimico o comunque concentrati."

Queste sono le parole esatte espresse dalla Legge 11 aprile 1974, n.138 in merito all'utilizzo del latte in polvere nei prodotti destinati alla nostra alimentazione. Una legge che è sempre stata rispettata dai produttori caseari italiani, ma che in questi giorni è diventata oggetto di numerose critiche.

La ragione delle sempre più accese polemiche riguarda la recente decisione dell'Unione Europea di consentire senza alcun problema l'utilizzo del famigerato latte in polvere e condensato per la produzione casearia nazionale, annullando a tutti gli effetti la Legge del 1974, che invece ostacolerebbe la "libera circolazione delle merci".

Ed ecco che dopo anni e anni di scrupolosa attenzione per la qualità delle materia prime, i produttori italiani potrebbero ritrovarsi a fare i conti con una concorrenza piuttosto sleale, che vorrebbe mirare ad ampliare la scelta economica dei consumatori, ma a tutti gli effetti sembra a favore delle lobby internazionali.

La ragione? Con un chilo di latte in polvere si possono ottenere ben dieci litri di latte liquido, con costi davvero bassi rispetto a quanto si pagherebbe un litro di latte "vero", ma decisamente più genuino e gustoso.

In questi tempi di crisi, sicuramente saranno molti i consumatori che preferiranno limitare l'ottima qualità a favore del risparmio, preferendo mozzarelle e formaggi a basso costo, realizzati con latte in polvere.

Le proteste non si sono fatte attendere, vedendo scendere in campo moltissimi produttori e consumatori a favore della genuinità tutta italiana e, di conseguenza, della nostra salute. Associazioni alimentari come Slow Food, personalità politiche come il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina, l'associazione nazionale in difesa dell'agricoltura Coldiretti e moltissimi altri nomi continuano a lottare affinché questa legge non venga imposta all'Italia dall'Europa.

Fortunatamente, i produttori di formaggi DOP e IGP possono tirare un sospiro di sollievo, dato che la normativa non può essere ampliata anche a questo tipo di alimenti, già regolarmentati in modo autonomo da uno specifico Disciplinare di Produzione.

 

 

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